Durante un peregrinare nel Nord dell’Italia tra Torino, Milano, Novara siamo passati, nel tornare verso casa, a Ravenna città culla del mosaico con tutte le sue chiese e luoghi spettacolari.
Sono stati quattro giorni intensi nei quali ci siamo gustati molti dei suoi tesori.
Abbiamo cominciato con la Basilica di San Vitale, che è uno dei più famosi ed importanti luoghi di culto cattolici di Ravenna, la cui costruzione iniziò nel 532 d.C. e terminò nel 547 d.C., esemplare capolavoro dell’arte paleocristiana e bizantina. Fu fatta costruire dal vescovo Ecclesio e poi completata dal suo successore, l’arcivescovo Massimiano, quando Ravenna era già stata riconquistata dall’imperatore romano Giustiniano I. L’edificio, combina elementi architettonici romani (la cupola intradossata, la forma dei portali, le torri) con elementi bizantini (l’abside poligonale, i capitelli, la costruzione in mattoni). Al suo interno si possono ammirare bellissimi mosaici bizantini tra cui il più importante è quello che vede il Cristo Pantocratore, seduto su un globo azzurro, tra due arcangeli con il Rotolo dai sette sigilli in una mano mentre in altra mano porge la corona trionfale a San Vitale che avanza da sinistra.
il Mausoleo di Galla Placidia
Siamo poi andati a visitare un altro capolavoro bizantino, l’opera risale alla prima metà del V secolo, all’incirca dopo il 425 d.C. e si trova poco distante dalla basilica di San Vitale. Sarebbe considerata da molti il mausoleo funebre dell’Imperatrice Galla Placidia. il monumento ha una forma a croce con la cupola che presenta un mosaico con al centro una croce cristiana, tutto l’insieme dei mosaici è ispirato a far sentire il visitatore sotto ad uno splendido cielo stellato con la presenza dei quattro apostoli e tipici richiami alle sacre scritture
la Basilica di S. Apollinare Nuovo
Un altro luogo da visitare assolutamente, nata come luogo di culto ariano, nel VI secolo fu consacrata a San Martino di Tours. L’attuale denominazione della basilica risale al IX secolo, periodo in cui le reliquie del santo Apollinare, a causa delle frequenti incursioni piratesche sulla costa ravennate, furono trasferite dalla basilica di Sant’Apollinare in Classe in quella intramuraria di San Martino che venne rinominata, appunto, Sant’Apollinare Nuovo.
La Basilica di Sant’Apollinare in Classe
fu costruita e finanziata nella prima metà del VI secolo per il volere del vescovo Ursicino; fu consacrata il 9 maggio 549 dal primo arcivescovo Massimiano ed è stata dedicata al primo vescovo di Ravenna Apollinare, sul luogo del martirio e dove sono i resti di alcune parti delle sue spoglie. Viene definita il più grande esempio di basilica paleocristiana oggi conosciuta. Al suo interno sono presenti numerosi mosaici, il più grande si trova nella cupola absidale e rappresenta il Cristo Pantocratore sormontato da una croce in cielo stellato.
La Basilica di S. Francesco
sorge nel luogo di una chiesa più antica. Questa venne costruita poco dopo il 450 per volere del vescovo di Ravenna Neone ed era dedicata ai santi apostoli Pietro e Paolo. Tra la seconda metà del IX secolo e il secolo successivo, l’edificio venne demolito e sostituito da una chiesa più grande, la nuova chiesa, chiamata <i>San Pietro Maggiore</i>, fu concessa all’ordine francescano nel 1261 e, in tale occasione, venne intitolata a san Francesco d’Assisi. I francescani eressero un convento attiguo all’edificio. Qui si celebrarono i funerali solenni di Dante Alighieri, morto a Ravenna tra il 13 e il 14 settembre 1321. Le principali opere che si possono ammirare sono affreschi murari, dipinti e attraverso una finestra posta sotto l’altare maggiore, si scorge la cripta del X secolo, un ambiente a forma di oratorio sorretto da pilastrini destinato ad ospitare le reliquie del vescovo Neone, fondatore della chiesa. Il pavimento della cripta è costantemente sommerso dall’acqua, che tuttavia permette di ammirare i frammenti dei mosaici del pavimento della chiesa originaria.
Il Battistero Neoniano
detto anche il <i>Battistero degli Ortodossi</i> e risale al V secolo. Prende il nome dal vescovo Neone che ne fece proseguire la costruzione dopo il suo predecessore Orso. L’appellativo <i>degli ortodossi</i> va invece inteso secondo il significato dell’epoca, che intendeva i cristiani della “retta” dottrina in contrapposizione all’eresia ariana. Con una caratteristica pianta ottagonale e pareti in mattone vivo, il battistero ha al suo interno quattro piccole absidi e due ordini di arcate. La decorazione interna è straordinariamente ricca e luminosa, così come quella del Mausoleo di Galla Placidia, e pare richiamare la pace della notte. Il battistero è un inno alla nuova vita, quanto il mausoleo celebra il passaggio nell’ombra. Al centro della stanza, la vasca battesimale in marmo. Tutto intorno si alzano coloratissimi mosaici eccezionalmente ben conservati che si estendono su tre diverse aree: in alto, il meraviglioso Battesimo di Cristo nel Giordano, quindi, nella fascia sottostante, sono raffigurati in processione, i 12 apostoli guidati da Pietro e Paolo. Infine, nella terza fascia di mosaici, si alternano motivi naturali quali piante e fiori, altari e troni vuoti.
Il Battistero Ariano
Fu fatto innalzare presumibilmente da re Teodorico alla fine del V secolo d.C., quando l’arianesimo era religione ufficiale della corte, doveva apparire come complemento liturgico alla vicina Cattedrale degli Ariani. A metà del VI secolo il battistero fu riconsacrato per volere di Giustiniano al culto ortodosso, divenendo un oratorio dedicato alla Vergine Maria. Al suo interno nulla è rimasto degli stucchi e degli ornamenti che sicuramente rivestivano le pareti. L’unica parte conservata è la cupola rivestita di mosaici raffiguranti il battesimo del Cristo, un’iconografia già presente nel battistero Neoniano.
Il Mausoleo di Teodorico
Fatto costruire come propria sepoltura dallo stesso Teodorico nel 520 d.C., il mausoleo a pianta centrale è realizzato in blocchi di pietra bianca e si articola in due ordini sovrapposti, entrambi decagonali. Gli studiosi propendono per credere che il piano inferiore fosse adibito a cappella e che la vasca di porfido che avrebbe raccolto le reali spoglie, avrebbe trovato posto al secondo piano che, già all’epoca, doveva potersi raggiungere solo dall’esterno. Al di sopra del mausoleo si innalza una grande cupola monolitica dalle misure sorprendenti: 10,76 m di diametro e 3,09 m di altezza. Le spoglie di Teodorico, che erano probabilmente custodite qui, furono rimosse e disperse durante il dominio bizantino, quando, con l’editto di Giustiniano del 561, il mausoleo venne trasformato in oratorio e consacrato al culto ortodosso.
La Tomba di Dante
si tratta di un tempietto neoclassico progettato da Camillo Morigia nel 1780-1782 per ospitare le spoglie mortali di Dante Alighieri, il Sommo Poeta visse gli ultimi anni della propria esistenza nella città romagnola, morendovi nel 1321. Le sue spoglie furono custodite a lungo dai frati Francescani che le occultarono in occasione del dominio Napoleonico. Le ossa del sommo poeta furono ritrovate casualmente da un muratore il 27 maggio 1865 e quindi furono di nuovo riposionate nel sepolcro attuale. Durante la seconda guerra mondiale la cassetta fu nuovamente nascosta per evitare che i bombardamenti la distruggessero. Il tempietto ha una facciata esterna molto semplice, con una porta sovrastata dallo stemma arcivescovile del Cardinal Gonzaga, e sulla cui architrave è scritto, semplicemente e in latino: <span class=”smallcaps”>Dantis poetae sepulcrum</span>
La Domus dei Tappeti di pietra
si tratta della scoperta dei resti pavimentali di un’importante dimora bizantina del V-VI secolo d.C. che è stata casuale ed è avvenuta nel 1993, interrompendo i lavori per la realizzazione di un parcheggio sotterraneo per i palazzi circostanti.Si tratta della prima dimora privata rinvenuta a Ravenna, molto ampia e appartenuta senz’altro a un importante funzionario di corte. Conta 14 stanze e 2 cortili, su una superficie di 700 mq. È ben visibile l’accorpamento di due diversi edifici, originariamente separati da una strada romana di cui si vede ancora parte del lastricato. Passerelle sopraelevate consentono di percorrere tutto il perimetro del sito e ammirare i meravigliosi mosaici pavimentali, veri e propri tappeti in pietra. Bellissimo il salone di ricevimento, al centro, una delle decorazioni più ammirate di sempre, quella della Danza dei Geni delle Stagioni, una sorta di girotondo in cui, al suono di Pan, danzano le personificazioni dell’Autunno (di spalle), la Primavera vestita di rosso, a sinistra, l’Inverno, coperto da un cappuccio e, al suo fianco, si intuisce un accenno dell’Estate, decorazione purtroppo andata perduta.
Alcune foto della splendida CittÃ
Fotografie di angoli, piazze e scorci di Ravenna prese durante il nostro gironzolare
La Cappella e il museo arcivescovile
Realizzato dal vescovo Pietro II agli inizi del V secolo d.C<strong>.</strong>,un oratorio paleocristiano a croce greca che è l’unico monumento ortodosso in città , ancora esistente, fatto costruire ai tempi di Teoderico come oratorio privato per i vescovi cattolici. I mosaici presenti raffrigurano il Cristo in veste di guerriero, con la croce sulla spalla, il suo monogramma e il suo volto dominano in vari punti della cappella. Anche le immagini dei martiri, degli apostoli e degli evangelisti concorrono a sottolineare questo concetto di glorificazione, come affermazione dell’ortodossia cattolica. Nello stesso palazzo è presente il museo con reperti e la cattedra in avorio di Massimiano e la croce d’agnello.
